Je 'mpìcce d'Assuntìna | Comune di Avezzano

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Je 'mpìcce d'Assuntìna

Presentazione del Prof. Costantino Felice

Immagine raffigurante la copertina del libro Je Furne De Zefferine Pensare al Fucino vuol dire evocare un'infinità di significati: quasi non c'è versante dell'attività umana che non ne sia stato in qualche modo coinvolto a livelli più o meno alti. E' difficile trovare un luogo - nel Mezzogiorno in particolare, ma anche nell'Italia intera - altrettanto carico di pregnanza storica. Immancabile meta dei viaggiatori sette-ottocenteschi (ed anche di età successiva), esso ha ispirato suggestive pagine della narrativa diaristica. Ma soprattutto è diventato poi, come tutti sanno, lo scenario grandioso e palpitante della migliore letteratura siloniana. Altrettanto di rilievo le vette che vi ha toccato il sapere tecnico: al centro di progettazioni ardite ed avveniristiche già in epoche passate, l'ingegneria del XIX secolo lo ha fatto, infine, oggetto di una gigantesca e discussa opera di manomissione, alterandone radicalmente i preesistenti quadri ambientali. Per millenni in balia dei vincoli e delle forze naturali, la conca fucense doveva diventare ad un certo punto, con i suoi numerosi manufatti e le sue squadrature geometriche, una delle zone maggiormente "costruite" ed "artificiali".

Il Fucino è stato anche terreno fecondo per la germinazione di forme della socialità e della politica. Intorno alla sua secolare vicenda - non a caso pervasa da un alone di leggenda e di epopea - sono andati consolidandosi interessi ed aspettative, si sono aggregati ceti e costruite corporazioni, è cresciuto un associazionismo contadino e padronale dai tratti talora originali, oltre che insolitamente vigoroso e continuo nel tempo. I suoi problemi sono stati al centro di conflitti e dibattiti che, soprattutto nelle fasi di maggiore tensione, hanno fatto maturare le coscienze e dato vita a movimenti di notevole portata. Lo scontro di classe, la contesa tra capitale e lavoro, tanto nelle forme del suo svolgimento che nella soggettività dei protagonisti, vi ha assunto spesso profili molto marcati, toccando punte di asprezza e di esemplarità che in alcune fasi sono state di riferimento, se non addirittura di modello, per il complesso delle forze e degli schieramenti in campo a livello nazionale.

Questo Fucino è lo scenario entro cui si colloca la pièce di Pitoni. I personaggi, i loro dialoghi, le trame entro cui s'intrecciano le loro vicende, ogni momento della narrazione, insomma, trasuda dei grandi eventi fucensi: l'ex lago e la bonifica, il terremoto e la ricostruzione, le tensioni della politica. D'altro canto Pitoni correda il testo con un apparato di note che rende i riferimenti a quei fatti ulteriormente espliciti ed illuminanti anche per il lettore meno consapevole ed attento.

Ovviamente si tratta di un'opera letteraria. Ma è proprio questo carattere a farne uno strumento particolarmente prezioso anche per la conoscenza storica. Da tempo, ormai, la letteratura è annoverata a pieno titolo tra le fonti che lo storico utilizza per le sue indagini. Il racconto letterario consente di cogliere "dal basso" - per così dire - gli eventi della storia: di comprendere, cioè, come i grandi accadimenti sono vissuti dalla gente comune.

Ed infatti il lavoro di Pitoni offre, tra l'altro, un vivace spaccato della mentalità e dei costumi marsicani. Le psicologie dei personaggi emergono dalle trame del racconto come fortemente condizionate da quei determinati contesti. L'uso del vernacolo rende le modalità espressive ancora più suggestive e fascinose. L'allegato glossario, infine, contribuendo ad una sua più agevole comprensione, arricchisce ulteriormente il quadro.